Anna, 48 anni
Ho cominciato la psicoterapia con la dottoressa Prezia alla fine di gennaio 2019.
Venivo da una precedente esperienza durata quattro anni e da me interrotta nel luglio 2017.
Ho sentito la necessità di riprendere il percorso perché mi sentivo costantemente in difficoltà nelle mie relazioni di lavoro e familiari, con un grande senso di fallimento che era ormai diventato il mio compagno di vita.
Ho sempre fatto fatica a mettere dei confini tra me e gli altri e nonostante che la prima esperienza di psicoterapia mi avesse aiutato a mettere le basi di qualche piccolo (ma per me importante) rifiuto alle richieste altrui, di nuovo nel giro di poco tempo mi sono lasciata travolgere e ho dovuto farmi carico dei problemi di chi mi circondava, delle sue richieste e delle sue aspettative. Già dopo poco righe, devo fare una precisazione: ho messo tra me e gli altri un confine invalicabile consistente in una spessa corazza di grasso che oltre ad avere invaso il mio corpo, è come se avesse invaso anche la mia mente, limitandomi nei movimenti ma anche nel pensiero.
Quindi come dicevo poc’anzi, su consiglio di una mia cara collega, mi sono rivolta alla dottoressa Prezia e via, ho ripreso l’appuntamento settimanale che era soprattutto con me stessa e per me stessa.
Psicoterapeuta nuova, vita nuova? Non sarei sincera se dicessi che adesso, dopo un anno e mezzo, le cose vanno a meraviglia ma vanno meglio.
E’ stato difficilissimo ricominciare a parlare di me, della mia famiglia, del mio lavoro che non sopportavo e che non sopporto piu’ nemmeno ora.
La dottoressa mi ha accompagnato nel recuperare dalla memoria quegli episodi di vita, dolorosi, che nonostante appartenessero a un passato lontanissimo, avevano ancora la capacità di ferirmi e farmi sentire inadeguata al solo ricordarli.
La dottoressa Prezia ha cercato di aiutarmi nell’attribuire a quei ricordi la giusta importanza, a rielaborarli “leggendoli” con i miei occhi da adulta: Anna adulta che prova a essere quel sostegno attivo e positivo che Anna bambina, adolescente, giovane donna ha invano cercato negli altri.
Ho volutamente scritto che la dottoressa Prezia ha cercato di aiutarmi, perché per me è stata ed è una fatica mostruosa rievocare quei ricordi, sentire ora come allora il dolore, la sorpresa, l’incredulità generati da certi commenti cattivi buttati lì a caso, sorrisetti, risatine stupide che hanno accompagnato un risultato scolastico poco brillante, uno stato d’animo, le mie dimensioni corporee.
Spesso, soprattutto i primi mesi di psicoterapia, ho pianto in macchina nella strada verso il lavoro o verso casa. E mi sentivo stanca stanca, come se quei ricordi fossero dei macigni pesantissimi che mi impedivano di andare avanti. Dopo, il pianto ha ceduto il posto alla rabbia, una rabbia sottile ma inarrestabile che mi pareva salisse dal profondo. Questa rabbia mi ha consentito di liberalizzare qualche vaffanculo, di non farmi piacere necessariamente tutto e tutti. La rabbia ha a sua volta ceduto il posto a una sorta di rassegnazione: le cose erano andate così, non potevo cambiarle ma il loro ricordo non doveva e non deve piu’ farmi male. Mi piacerebbe che la rassegnazione lasciasse il posto a un’altra sensazione o sentimento: una sorta di serenità o leggerezza d’animo o coraggio che mi consenta di guardare oltre, di pensare che posso farcela, di lasciare quei pesi (non soltanto fisici) che mi limitano nella scoperta di quello che posso essere o posso ancora diventare. E io so che posso farcela: sarà faticoso, sarà doloroso, sarà una lotta, la piccola fiammiferaia che è in me è sempre latente, ma posso farcela.