Azzurra, 30 anni
Evaporato in una nuvola rossa in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d’attenzione e d’amore
troppo “Se mi vuoi bene piangi” per essere corrisposti […]
E poi sospeso tra i vostri “Come sta”? meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo “Come ti senti amico, amico fragile, se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”.
Amico Fragile, Fabrizio De André (1975)
Non è semplice dover descrivere cosa per me è stata la psicoterapia. Come si fa a mettere una cosa così grande in un piccolo contenitore come la parola?
Per me è stata una possibilità che mi sono voluta dare, perché dopo tutto ne avevo diritto anche io.
Per me è stato un riscatto, o meglio, grazie alla psicoterapia legami molto fragili sono stati visti, accettati, manutenuti e liberati da catene generazionali non da poco.
Ho scoperto che non è la sofferenza ad essere la forza che lega le persone, ma può esserlo la gioia ad esempio.
Ho riconosciuto l’importanza di accogliere la bambina che ancora vive in me, che fa i capricci a volte, ma che ora finalmente si sente vista e accettata.
Ho deciso di iniziare il tutto con un brano di Fabrizio De Andrè, Amico Fragile. Tutte le volte che sento questa canzone penso a quelle persone che per me sono state importanti, ancora tutt’ora, ma che le ferite e le esperienze distanti hanno contribuito ad allontanare. Sembra che questa canzone abbia un che di nostalgico, quasi un rimprovero… ma è la fine che sorprende.
Mi dedico questa frase che per me è la sintesi del lavoro terapeutico fatto finora:
[…] E poi seduto in mezzo ai vostri “arrivederci”,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi. […]
Potevo chiedervi “come si chiama il vostro cane
Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero”