Sofia, 37 anni
La psicoterapia è stata la cosa migliore che abbia mai fatto per me. Un percorso di riscoperta e consapevolezza unico.
Paola V., 49 anni
Per me intraprendere un percorso di psicoterapia ha significato essenzialmente cercare di riacquistare il controllo della mia vita. Una pesante sequenza di lutti ha sconvolto la mia esistenza ed i miei progetti: la mia risposta è stata quella di cercare comunque di andare avanti, ho un figlio da crescere, un contesto familiare dove sono molto amata e delle valide amicizie. Ma tutto questo non è bastato, perché il dolore talvolta ci rende abitanti di una sorta di terra di nessuno. Il presente è faticoso perchè si percepisce il sé come un vaso pieno di crepe ed è una lotta quotidiana tenere assieme tutti quei cocci. Nel futuro, certo, ci sono impegni e doveri, ma gli si va incontro con scarse speranze e senza entusiasmo, anzi, con molte paure, intimamente persuasi che in esso non potranno che replicarsi i dispiaceri del passato. Il passato poi, diventa un fardello pesante da trascinare: i ricordi belli sembrano sbiaditi, avviliti, perché le storie preziose di amore e di affetto hanno trovato un prematuro epilogo di malattia e morte. Mi ero persuasa di dover semplicemente sopportare la mia esistenza piuttosto che viverla, così mutilata. Mutilata e svuotata, oltre che degli affetti, anche degli interessi e delle passioni che l’avevano da sempre caratterizzata. Avevo abbandonato la lettura: non volevo rischiare di ritrovare tra le pagine di un libro qualcosa di simile ai miei trascorsi. La scrittura, anche: spesso costringe a guardarsi dentro, e dentro di me sembravano esserci solo macerie. Il giardinaggio ed i fiori erano stati mantenuti allo scopo di ornare il cimitero. Mi piaceva anche cucinare un tempo, ma anche in questo campo, perché fare qualcosa fuori dell’ordinario? Per riunirsi attorno ad un tavolo e constatare dei posti rimasti vuoti? La passione per la natura pareva essere l’unica superstite. Ma fare una piccola escursione la domenica serve più a non soffocare che a darsi delle ragioni per vivere.
Sono approdata in psicoterapia quando ho temuto veramente di perdere il controllo, delle mie azioni nell’immediato e della mia vita in generale. Non nutrivo grandi speranze, in fondo non sapevo nemmeno bene cosa aspettarmi. Ho tentato questa carta anche nel timore di creare apprensione ai miei cari: volevo proteggerli dal mio malessere che non riuscivo più a gestire né a dissimulare. Il lavoro di psicoterapia è consistito essenzialmente nell’elaborazione dei ricordi dolorosi che continuavo, magari inconsapevolmente, a far rivivere nelle mie giornate. Mi è sembrato di lavorare, con l’aiuto della terapeuta, a ricomporre il puzzle dissestato della mia esistenza, dove le tessere che rappresentavano dolore, rabbia, rimorso, sembravano così grandi, fuori scala, da non trovare una collocazione possibile; quelle che rappresentavano le cose buone, gli affetti, le gioie, sembravano non trovarsi più. La trama così risistemata mi ha restituito senso e speranza. Non devo più sprecare troppe energie per tenere a bada il dolore: posso dedicarle alle persone che amo. Nella mia famiglia ci sono persone anziane e bambini, le une e gli altri gioiscono delle attenzioni in più che riesco a dare. E’ cambiata anche la mia percezione del ricordo delle persone amate che ho perso. Posso evocare le loro figure nei contesti migliori. E’ cambiato anche il mio modo di dormire. Per mesi, forse per anni, il mio sonno è consistito in una sorta di dormiveglia, intervallato da sogni e continui risvegli. Ora il mio sonno è prevalentemente profondo e ristoratore. Tutto questo senza fare ricorso a farmaci, che magari possono tentare quando si vorrebbe far cessare l’angoscia, ma non risolvono i problemi alla radice.
A poco a poco sono tornate gli interessi e le passioni. Ho ripreso a leggere e soprattutto a scrivere qualche breve racconto che tratta delle cose belle che ho vissuto ed imparato. Chissà che un giorno mio figlio o i figli dei miei fratelli possano trovare tra quelle memorie qualcosa che li gratifichi e li conforti: vi si parla molto della loro infanzia, delle loro radici. I fiori non si coltivano più soltanto per il cimitero, ma per la gioia degli occhi e perché rappresentano una bella metafora della vita: ciò che curi con amore ti ripaga.
La terapia è stata anche molto utile nella gestione del rapporto con mio figlio adolescente, che sì è trovato a vivere esperienze dure in un’età difficile. Ho ricevuto sostegno e ho potuto beneficiare di un confronto esterno alle dinamiche familiari, perché anche con tutto l’amore e le buone intenzioni è facile sbagliare.
Come nella vita di tante persone, anche nella mia ci sono state perdite e lutti, ma sono convinta di avere sempre avuto una fortuna particolare: sono nata in un contesto dove sono stata molto amata e lungo il mio cammino ho fatto numerosi incontri speciali, che mi hanno arricchita molto. Quello prezioso ed indimenticabile con la terapeuta non ha certo fatto eccezione.
Luce, 31 anni
Ho intrapreso questo percorso senza sapere di preciso dove mi avrebbe portato, ci ho sempre creduto fin dalla prima seduta che quello che avevo deciso di percorrere mi avrebbe dato una mano a stare meglio.
E' un percorso che mi ha aiutato a sciogliere dei nodi del passato, a capire meglio come funzioniamo da diversi punti di vista, non è stato facile inizialmente entrare dentro sè stessi, ascoltare il proprio corpo e mettere in pratica i suoi suggerimenti. Anzi, molto impegnativo!
I momenti di sconforto, disperazione e rassegnazione non sono mancati, sono stati accolti sempre in maniera costruttiva.
Ci è voluta costanza, forza di volontà, determinazione e voglia di scoprire anche i lati più nascosti del nostro essere.
Ad un certo punto, senza un preavviso senti che il sacrificio e il lavoro fatto, ti fa sentire quello che sei davvero, ti senti leggero e forte. Un nuovo te.
Lisa, 43 anni
Ho intrapreso il percorso di psicoterapia mossa dalla necessità di prendermi cura di me, non sapevo in cosa sarebbe potuto consistere ma, fortunatamente, l’urgenza ha avuto la meglio sugli indugi.
In questo cammino mi sono sentita condotta per mano, con grazia e, passo dopo passo, sono riuscita ad individuare l’origine dei miei timori e dar loro una collocazione temporale certa: il passato. Ora li posso “guardare da lontano”, come eventi gravi che hanno avuto un forte impatto sulla mia vita, ma è come se non mi sentissi più sopraffatta da essi. Grazie all’EMDR ho imparato che “scollegando” dal presente le reazioni automatiche e i pensieri ricorrenti originati dal nostro vissuto possiamo aprirci a nuovi approcci, e ora voglio che il mio cammino prosegua in questa sana direzione. Grazie Letizia.