Viaggio, 36 anni

La psicoterapia fatta con me.

La psicoterapia. Mi sono sempre chiesto che cosa volesse dire... La terapia della psiche? La terapia di chi è matto? La terapia delle mente chi non sta bene? Quante possono essere le risposte...quanti possono essere gli stigmi legati a questa parola. Per me la parola psicoterapia è diventata un sinonimo di un'altra parola: viaggio. Si esatto, viaggio. Viaggio dentro di me. Forse il più lungo, il più tortuoso, il più difficile, quello meno dettagliato. Ogni viaggio che faccio ed organizzo, mi piace appuntare per tutta la durata della vacanza, che cosa vedo, quando, come, orario, cosa fotografare, cosa non vedere, cosa mangiare, dove star di più e dove fermarsi solo per alcuni secondi. Mi faccio, già prima della partenza, un idea di che cosa porterò a casa. Ricordi, musei, cibo, momenti, suoni, profumi, attimi, scorci ed anche sguardi. Alcuni viaggi mi piace farli da solo...altri in compagnia. Come ben sapete, la compagnia giusta è fondamentale durante un viaggio. Ci va intesa, condivisione e rispetto. In un viaggio si può anche aver bisogno dei propri momenti per se stessi, per i propri interessi...per i propri spazi.
Questo mio viaggio fatto con Letizia mi ha insegnato molte cose. Una è proprio quella di accettare che in alcuni momenti, anche se in compagnia durante una vacanza, è sano e giusto prendersi degli spazi se lo ritengo opportuno. Sono piccole ricariche, piccoli momenti che ci si può concedere a se stessi. È bello non snaturare quest'aspetto così intimo.
Il viaggio poi ha, ovviamente, inconvenienti. Il maltempo? Il freddo? Il caldo? Il sonno? Tutto quello che può andare a condizionare la vacanza.
Ed è proprio così che è avvenuto nel mio viaggio...uno parte...convinto di arrivare lì...facendo così e così...ma poi...sbam... l'inconveniente. E sapete cosa ho capito? Che non si possono raggirare, ma forse comprendere, darli un significato, darli anche un valore e darli un tempo. Da lì nasce la capacità di rendere un’inconveniente un qualcosa di anche curioso, un qualcosa da capire e da accettare. Non possiamo fare nulla contro in temporale inatteso...ma possiamo apprezzare quando sia bello il rumore della pioggia che cade, l'odore dell'erba bagnata, il colore delle nuvole quando termina e magari...se siamo fortunati anche apprezzare l'arcobaleno che poi si presenta davanti a noi. Eppur eravamo partiti da un acquazzone...

Per me la psicoterapia, è stato il viaggio più bello. Il viaggio più lungo, più curioso, più pieno di imprevisti, più difficile, più colorato, più pieno di temporali ma allo stesso tempo di arcobaleni.
Le risorse che abbiamo e che impari ad attingere dentro di te, sono la fonte più grande che può farci apprezzare il temporale.

Penso a Venezia. La Riva degli Schiavoni. Uno dei punti panoramici più belli da cui scattare fotografie della città. Lo stesso posto da cui l'alba ti sa far sentire fortunato per poter godere di tanta bellezza ed è lo stesso posto in cui, se scatti una foto durante o dopo il temporale, apprezzi comunque lo stesso. È bello e curioso capire che, una volta tornati a casa e riguardi i tre scatti che hai fatto da lì (alba, temporale e dopo il temporale), siano tre momenti diversi ma che per uno strano motivo, sono tutti e tre belli. E ti rappresentano, e ti fanno ricordare anche il tuo stato d'animo del momento, ma soprattutto che quella è anche Venezia sempre e comunque.

Il viaggio con Letizia è stato così, tante albe, tanti temporali e tanti arcobaleni. Come tutti i viaggi, richiede tempo per organizzarlo, tempo per assaporare ogni momento di quando sei lì, e tempo per riordinare e ricordare i ricordi.
Penso che il viaggio più bello sia stato quello fatto dentro di me...qualunque si stata la partenza...so dove sono arrivato.
Grazie Letizia per esserci stata nell'alba, nel temporale e nell'arcobaleno.

Buon viaggio a tutti