Azzurra, 30 anni

Evaporato in una nuvola rossa in una delle molte feritoie della notte

con un bisogno d’attenzione e d’amore

troppo “Se mi vuoi bene piangi” per essere corrisposti […]

 E poi sospeso tra i vostri “Come sta”? meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,

tipo “Come ti senti amico, amico fragile, se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”.

Amico Fragile, Fabrizio De André (1975)

Non è semplice dover descrivere cosa per me è stata la psicoterapia. Come si fa a mettere una cosa così grande in un piccolo contenitore come la parola?

Per me è stata una possibilità che mi sono voluta dare, perché dopo tutto ne avevo diritto anche io.

Per me è stato un riscatto, o meglio, grazie alla psicoterapia legami molto fragili sono stati visti, accettati, manutenuti e liberati da catene generazionali non da poco.

Ho scoperto che non è la sofferenza ad essere la forza che lega le persone, ma può esserlo la gioia ad esempio.

Ho riconosciuto l’importanza di accogliere la bambina che ancora vive in me, che fa i capricci a volte, ma che ora finalmente si sente vista e accettata.

Ho deciso di iniziare il tutto con un brano di Fabrizio De Andrè, Amico Fragile. Tutte le volte che sento questa canzone penso a quelle persone che per me sono state importanti, ancora tutt’ora, ma che le ferite e le esperienze distanti hanno contribuito ad allontanare. Sembra che questa canzone abbia un che di nostalgico, quasi un rimprovero… ma è la fine che sorprende.

Mi dedico questa frase che per me è la sintesi del lavoro terapeutico fatto finora:

[…] E poi seduto in mezzo ai vostri “arrivederci”,

mi sentivo meno stanco di voi

ero molto meno stanco di voi. […]

Potevo chiedervi “come si chiama il vostro cane

Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero”


Aurora, 33 anni

La psicoterapia per me è stata un'avventura incredibile nel mio percorso di vita; la scoperta di me stessa, dei miei punti di forza e delle mie risorse per affrontare sia la quotidianità che le cose più insolite; un lavoro difficile, complesso, profondo, ma che mi ha dato mille soddisfazioni.


Arianna, 60 anni

La mia esperienza di psicoterapia ha significato e significa: la scoperta di una parte di me sigillata da sempre nel più profondo del mio vissuto; la possibilità di rileggere la mia storia riuscendo a riviverla con gli occhi di adulta senza sentire più così intensamente la sofferenza del momento vissuto; la spinta ad imparare a volermi bene e ad esprimere i miei bisogni e desideri,   facendomi sentire più serena e in pace con me stessa; l'aiuto a trovare l'autostima, valorizzando le mie qualità, sentendomi così   più libera e lasciandomi coinvolgere nelle relazioni con le persone che amo e con gli altri.


Antonella, 40 anni

Cosa è stata per me l’esperienza di psicoterapia… E’ stata una boccata di ossigeno, un materasso su cui tuffarmi, una bussola per orientarmi, una spalla su cui appoggiarmi ..è stato tutto questo e molto altro e non ha molto senso spiegare il perché, sono esperienze e bisogna viverle.


Anna, 48 anni

Ho cominciato la psicoterapia con la dottoressa Prezia alla fine di gennaio 2019.

Venivo da una precedente esperienza durata quattro anni e da me interrotta nel luglio 2017.

Ho sentito la necessità di riprendere il percorso perché mi sentivo costantemente in difficoltà nelle mie relazioni di lavoro e familiari, con un grande senso di fallimento che era ormai diventato il mio compagno di vita.

Ho sempre fatto fatica a mettere dei confini tra me e gli altri e nonostante che la prima esperienza di psicoterapia mi avesse aiutato a mettere le basi di qualche piccolo (ma per me importante) rifiuto alle richieste altrui, di nuovo nel giro di poco tempo mi sono lasciata travolgere e ho dovuto farmi carico dei problemi di chi mi circondava, delle sue richieste e delle sue aspettative. Già dopo poco righe, devo fare una precisazione: ho messo tra me e gli altri un confine invalicabile consistente in una spessa corazza di grasso che oltre ad avere invaso il mio corpo, è come se avesse invaso anche la mia mente, limitandomi nei movimenti ma anche nel pensiero.

Quindi come dicevo poc’anzi, su consiglio di una mia cara collega, mi sono rivolta alla dottoressa Prezia e via, ho ripreso l’appuntamento settimanale che era soprattutto con me stessa e per me stessa.

Psicoterapeuta nuova, vita nuova? Non sarei sincera se dicessi che adesso, dopo un anno e mezzo, le cose vanno a meraviglia ma vanno meglio.

E’ stato difficilissimo ricominciare a parlare di me, della mia famiglia, del mio lavoro che non sopportavo e che non sopporto piu’ nemmeno ora.

La dottoressa mi ha accompagnato nel recuperare dalla memoria quegli episodi di vita, dolorosi, che nonostante appartenessero a un passato lontanissimo, avevano ancora la capacità di ferirmi e farmi sentire inadeguata al solo ricordarli.

La dottoressa Prezia ha cercato di aiutarmi nell’attribuire a quei ricordi la giusta importanza, a rielaborarli “leggendoli” con i miei occhi da adulta: Anna adulta che prova a essere quel sostegno attivo e positivo che Anna bambina, adolescente, giovane donna ha invano cercato negli altri.

Ho volutamente scritto che la dottoressa Prezia ha cercato di aiutarmi, perché per me è stata ed è una fatica mostruosa rievocare quei ricordi, sentire ora come allora il dolore, la sorpresa, l’incredulità generati da certi commenti cattivi buttati lì a caso, sorrisetti, risatine stupide che hanno accompagnato un risultato scolastico poco brillante, uno stato d’animo, le mie dimensioni corporee.

Spesso, soprattutto i primi mesi di psicoterapia, ho pianto in macchina nella strada verso il lavoro o verso casa. E mi sentivo stanca stanca, come se quei ricordi fossero dei macigni pesantissimi che mi impedivano di andare avanti. Dopo, il pianto ha ceduto il posto alla rabbia, una rabbia sottile ma inarrestabile che mi pareva salisse dal profondo. Questa rabbia mi ha consentito di liberalizzare qualche vaffanculo, di non farmi piacere necessariamente tutto e tutti. La rabbia ha a sua volta ceduto il posto a una sorta di rassegnazione: le cose erano andate così, non potevo cambiarle ma il loro ricordo non doveva e non deve piu’ farmi male. Mi piacerebbe che la rassegnazione lasciasse il posto a un'altra sensazione o sentimento: una sorta di serenità o leggerezza d’animo o coraggio che mi consenta di guardare oltre, di pensare che posso farcela, di lasciare quei pesi (non soltanto fisici) che mi limitano nella scoperta di quello che posso essere o posso ancora diventare. E io so che posso farcela: sarà faticoso, sarà doloroso, sarà una lotta, la piccola fiammiferaia che è in me è sempre latente, ma posso farcela.


Anna, 31 anni

Piacere, sono Anna. Ho un compagno con cui disegnare il futuro, una famiglia numerosa, degli amici sinceri, un cane che riempie la casa di pelo e felicità, un lavoro che mi piace, del tempo per me e del tempo per gli altri, vivo il una casa piccolina ma in cui non manca nulla e mi sento una persona piena, felice.

Un anno fa la mia vita era più o meno la stessa, non ho cambiato casa, lavoro o fidanzato. Mi sentivo bene ma non completa, mi mancava conoscere a fondo me stessa, capire il perché di alcune reazioni, emozioni, desideri per accettarli senza giudizio. È stato faticoso decidere di iniziare il percorso di psicoterapia, a volte doloroso proseguire, ma necessario per raggiungere quella consapevolezza che adesso mi fa sentire una persona piena nella mia essenzialità, felice.

La psicoterapia è stato un cammino di scoperta, momenti per prendersi cura di sé. Credevo di avere solo due o tre cosette da sistemare ma ogni volta scoprivo qualcosa di nuovo da affrontare che mi aiutava a fare un po’di pulizia interiore.

Dove sono arrivata dopo questo viaggio? Al sicuro.


Alice, 33 anni

Sono Alice. Mi sono avvicinata alla psicoterapia in un periodo di profonda difficoltà interiore, al termine di un percorso scolastico/lavorativo che mi aveva segnata, per meglio dire ferita, lasciandomi addosso un corredo di amarezze, frustrazioni, delusioni (e chi più ne ha più ne metta) che pervadevano la totalità del mio essere. Mi sono avvicinata alla terapia perchè nel mio profondo dolore non capivo più chi ero e cosa volevo per me. Non avevo delle aspettative concrete, sentivo semplicemente il bisogno di trovare un filo conduttore per sbrogliarmi dalla caotica matassa di pensieri controproducenti che era diventata la mia esistenza; qualcosa, non sapevo cosa, doveva cambiare. Arrivata a questo punto posso dire che la terapia mi ha aiutato a farlo! Esplorando a ritroso nella mia mente sono emerse le fondamenta su cui nel tempo si erano erette tutte le palizzate che formavano la mia gabbia, e che sorreggevano quel tetto sotto il cui peso mi sentivo schiacciare e soffocare. Con la psicoterapia abbiamo rimescolato quelle fondamenta fino a far crollare prima le palizzate e poi anche quel terribile tetto; la psicoterapia mi ha guidata fino a liberarmi da tutta una serie di condizionamenti che mi trattenevano dal conoscere e accettare me stessa e dal conoscere e accettare le potenzialità della mia vita per come io sola potevo decidere di viverla. Dopo ogni seduta mi sentivo alleggerita da una zavorra, e tanto più dolorosa e faticosa era quella seduta, tanto più leggera mi sentivo alla fine. Ogni protocollo EMDR iniziato è stato prima la riscoperta di un grande dolore, che non era affatto piacevole riportare alla luce; ogni protocollo EMDR finito è stato come un nodo finalmente sciolto per poter proseguire con il mio ricamo. Durante questo percorso ho messo in atto dei cambiamenti radicali e imprevedibili riguardanti tante sfere della mia vita (il rapporto con la mia famiglia, con mio marito, con il mio lavoro ed in primis con me stessa), cambiamenti spaventosi di cui io stessa mi sono meravigliata, ma che la terapia mi ha permesso di affrontare con coraggio. Partendo da una situazione di completo smarrimento e rassegnazione ad un’esistenza di sofferenza, la psicoterapia mi ha aiutato a trovare la forza di perdonarmi per il passato e di accettare la felicità nel mio presente, a sentirmi protagonista e a farmi credere di poter proseguire alla costruzione ed alla scoperta della mia vita.


Adele, 48 anni

Luglio 2021. Il mio percorso dalla dottoressa Prezia inizia dopo il consiglio spassionato del fisioterapista che mi segue da anni e che la conosce personalmente. Mi ritrovo in questa situazione dopo un brutto incidente nel 2014. Sarò breve nel dire che i primi 5 anni mi vedono affrontare 8 operazioni con continue problematiche fino ad ora, nel 2021. Credo di aver provato qualsiasi cosa fino a quella che ritenevo essere la mia ultima spiaggia, la terapia del dolore, che non ha avuto su di me gli effetti sperati e che mi portano a un completo stato di rassegnazione e stanchezza tali da pensare ad un’unica cosa: dormire e non alzarmi più, per sempre. In questo stato d’animo arrivo dalla dott.ssa che, con la sua sensibilità ed empatia, mi consiglia una visita psichiatrica per un ulteriore supporto. Con questo inizio le mie sedute. Ero così stanca… mi sentivo sola, incolpando anche le persone della mia famiglia per la mia frustrazione dovuta al poco supporto in questi difficili anni. Ma in fondo c’è sempre stata quella scintilla di vita che mi ha portato, senza vergogna o giudizi su me stessa, a scavare con l’aiuto della dottoressa sempre più a fondo nelle mie paure e nei miei pregiudizi. In un certo senso mi sono affidata e fidata di tutto quello che ogni volta veniva a galla e, anche grazie all’integrazione di sedute di EMDR, poco alla volta mi sono ritrovata. Ma non ho ritrovato la vecchia Adele, ma quella nuova in piena evoluzione. Fare pace in fondo al cuore con persone a noi care a cui noi diamo la responsabilità della nostra felicità o infelicità, comprensione o incomprensione. Ho compreso cosa vuol dire prenderci la responsabilità di noi stessi al 100%. Ho trovato una nuova spinta vitale verso l’amicizia, la condivisione, il confronto. Ho ripreso il potere di decidere se voglio stare bene o farmi trascinare dai pensieri negativi nei momenti difficili che fanno parte della vita. E mentre mi evolvevo verso tutto questo, il dolore fisico a mano a mano è andato scomparendo. Non dirò che è stato un viaggio facile, ma se non ci fermiamo davanti ai giudizi e alle nostre paure chiedendo aiuto, quando ci sembra che nessuno possa capirci, questo può fare davvero la differenza. Grata di aver avuto come compagna di viaggio la dott.ssa Prezia e la sua empatia. Un augurio a tutti per una nuova rinascita (non è mai troppo tardi…). Buona vita. Adele